Dove e cosa mangiare

Premio Nazionale Farina di Castagne
Boccheggiano – 24 gennaio 2016

La Tana dell’Upo, ristorante

tel. 0566 998914 cell. 3381021969

    • antipasti
      Formaggi misti con marmellate di castagne
    • primo
      Pappardelle con farina di castagne al ragù antico (manzo e funghi)
    • secondo
      Rollé di scamerita con cuore di castagne
    • contorno
      Puré di patate
    • dolce
      Panna cotta con castagne e cioccolato

25 euro

 

Il Gabellino, trattoria griglieria

tel. 348 5306077

    • Aperitivo di benvenuto
    • Antipasto
      Millefoglie di ballocce, melanzane e finocchio selvatico di carpaccio di cinghiale al nocino
    • Primo
      Pappardelle con farina di castagne al sugo di rigatino di Montieri
      Gheriglio di noci e granella di caldarroste
    • Secondo
      rollé di cinghiale con castagne e porcini
    • Contorno
      Bietole saltate e finocchio
    • Dolce
      Crepes alle castagne
      Liquore di castagne, vino della casa, caffè

28 euro
vino consigliato: incredulo

 

La Ciottolona, ristorante

tel. 0566 998042 – 3389859837

    • Antipasto
      Involtini di nasello con farina di castagne e parmigiano
    • Primo
      Vellutata di zucca con castagne e gamberi
    • Secondo
      filetti di san pietro con mostarda di castagne
    • Dolce
      crema pasticcera aromatizzata alle castagne con vele di millefoglie

25 euro
bevande incluse

 

La farina che vale un tesoro

Il Premio della farina di castagne dal 2016 diventa concorso Nazionale

Nata nei primi anni del nuovo millennio per la tutela e il recupero dei castagneti da frutto, l’Associazione Valorizzazione Castagna Alta Maremma si è in seguito efficacemente organizzata per contrastare il flagello del cinipide che stava distruggendo i raccolti. Si è subito imposta come un baluardo indispensabile per difendere e valorizzare un patrimonio unico e irrinunciabile, un frutto che racconta la storia di un territorio, la sua economia, i suoi valori e i suoi abitanti: la castagna.

farina di castagneAttorno al vasto lavoro di base l’Associazione ha nel tempo creato tutta una serie di manifestazioni collaterali con lo scopo di rendere vivo, attuale e visibile il panorama di eccellenze che ruotano attorno alla castagna e ai suoi derivati.
A partire dal 2007, a Boccheggiano, frazione del comune di Montieri, è nato Il Premio della farina di castagne con l’obiettivo di valorizzare questo tradizionale prodotto del territorio, incentivare la filiera castanicola e creare una vasta rete commerciale per la castagna e i suoi prodotti.

Grazie al successo della manifestazione (che nasce a livello regionale), ogni anno si sono aggiunti nuovi partecipanti provenienti da territori a vocazione castanicola e la sua ricaduta in termini di visibilità ha ora suggerito di estendere il premio a tutto il territorio nazionale promuovendo così il Primo Concorso Premio Nazionale farina di castagne.

L’impegno che attende l’Associazione non è da poco ma grazie alla collaborazione dei Comuni maremmani di riferimento (in ordine alfabetico: Gavorrano, Massa Marittima, Monterotondo M., Montieri, Roccastrada, Sassetta, Scarlino) oltre che al prezioso supporto tecnico di Slow Food, (Condotta di Massa Marittima) sarà possibile creare per la prima volta attorno a una produzione tipica che ha segnato per secoli la vita di intere popolazioni rurali del territorio italiano, un’occasione per condividere valori, risorse e prospettive nel segno del lavoro, della qualità, del confronto e della trasparenza.

Approfondimenti:

Come nasce il premio

Il Premio Nazionale farina di castagne nasce da un’idea dell’Associazione Valorizzazione Castagna Alta Maremma.

trebbiatriceIl Comune di Montieri, nella frazione di Boccheggiano, fin dalla nascita, ha ospitato nel proprio territorio la rassegna, che, a partire dal 2007, si è posta l’obiettivo di incentivare la produzione della farina di castagne e di valorizzare questo tradizionale prodotto del territorio cercando di incentivare la filiera castanicola e di creare canali commerciali che potessero far sorgere un’economia attiva e crescente attorno alla castagna ed ai suoi prodotti trasformati

Fino al 2014, veniva premiata la migliore farina di castagne su scala regionale.

Il successo delle edizioni passate del Premio Regionale, ha suggerito di espandere a tutto il territorio nazionale tale manifestazione e promuovere il Primo Concorso “Premio Nazionale farina di castagne”
Fin dalla prima edizione, il Premio Regionale delle farine di castagne ha avuto il supporto tecnico di Slow Food, Condotta di Massa Marittima, che ha creduto in questa iniziativa e contribuito alla sua riuscita e successo, sarà di indispensabile supporto anche per il Premio Nazionale.

Il primo Concorso del Premio Nazionale Farina di Castagne, apre nei territori dell’Alta Maremma, uno spazio dedicato alla riscoperta e valorizzazione di questa produzione tipica e delle sue tradizioni che caratterizzano da secoli la vita delle popolazioni rurali delle zone collinari.

L’occasione del premio è quello di riunirsi per condividere valori e risorse, consapevoli che da qui si possano tracciare nuove prospettive di crescita rurale, economica, culturale e collettiva.

I criteri ispiratori sono la qualità e la trasparenza.

Il castagno è una lunga storia

I castagni rappresentano sulle nostre colline l’essenza principale di cui sono costituiti boschi, visto che le prime piantumazioni iniziano già con i romani.

E’ però dalla fine del dodicesimo secolo che diventa coltivazione intensiva.

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A seguito all’epidemia di peste (1347-1353) che portò alla morte migliaia di persone (circa 1/3 della popolazione europea) diventò importantissima la risorsa castanicola, che permetteva di avere raccolto con basse esigenze di cure colturali a differenza di quello che avveniva nei campi. E’ da quel momento che il castagno assume una grande importanza anche a livello alimentare meritandosi l’appellativo di “Albero del pane”.

Questa dieta, basata sull’uso del prodotto castagna, soprattutto conservato tramite essiccazione che ne permetteva un uso più lungo nel corso dell’anno, rimane diffusa nelle popolazioni collinare e montane fino agli anni ’50 del secolo scorso.

Dagli anni sessanta, con il cambiamento economico, la diffusa industrializzazione di tutto il paese e le sopraggiunte nuove fitopatie (cancro e mal dell’inchiostro), il castagno perde la sua rilevanza come risorsa di sussistenza; inoltre si assiste ad un progressivo spopolamento delle zone collinari e il conseguente abbandono della coltivazione della quasi totalità dei castagneti

I castagneti dei nostri territori raccontano questa storia, per questo circa il 95% dei castagni è rappresentato da varietà come la rossolina e la carpinese che sono adatte sia all’essiccazione che all’alimentazione animale. I marroneti sono rari e meno diffusi visto che, solo dopo il 1920, si diffonde l’abitudine ad innestare questa specie.
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E’ in questo quadro che si trova ad operare la nostra associazione cercando di recuperare una coltivazione ormai abbandonata da anni ma che potrebbe rappresentare nel nostro territorio un’importante fonte economica.

Al fine di dare impulso a questa coltivazione abbiamo recuperato l’uso di due seccatoi tradizionali a legna dove i nostri soci possono portare le castagne fresche e avere, dopo 40 giorni di essiccazione a fuoco morto, il prodotto secco per poter fare la farina, prodotto molto ricercato sul territorio nazionale. Inoltre stiamo testando nuovi metodi di essiccazione attraverso l’uso della risorsa geotermica diffusa in alcuni dei territori dell’associazione.

Ovviamente la strada che stiamo percorrendo è ancora molto lunga e ci troviamo ad affrontare molti ostacoli. La diffusione del patogeno Cinipide galligeno e la conseguente micosi della castagna mina la quantità di prodotto disponibile, sia al momento della raccolta che al momento della cernita delle castagne secche da macinare, con uno scarto del prodotto secco che si attesta intorno al 50%. I mancati guadagni, i lunghi tempi e l’elevato costo per il recupero dei boschi sono alcune delle difficoltà. La stragrande maggioranza dei castagneti sono inoltre di piccoli proprietari, che non riescono ad aver accesso ai finanziamenti europei perché non iscritti professionalmente come iap o coltivatori diretti.

Nonostante le pressioni delle associazioni castanicole, la regione toscana non ha adottato le misure per allargare il bacino di chi potesse avere accesso ai fondi e questo certo non aiuterà un recupero effettivo di ettari coltivati.

Nonostante queste difficoltà, le cifre della nostra associazione crescono grazie ad anni di lavoro su tutto il territorio.

Quest’anno abbiamo essiccato circa 90 quintali di castagne nei due seccatoi tradizionali, abbiamo alcune attività commerciali che hanno fatto del prodotto castagna uno dei punti di forza nello sviluppo della loro attività e abbiamo un potenziale mercato di farina di castagne molto ampio che al momento non riusciamo a soddisfare.